giovedì 12 ottobre 2017

Presentazione Blog Tour "Come si arriva all'alba" di Gabriele Morandi - Intrecci Edizioni -

Presentazione Blog Tour
Come si arriva all'alba
Gabriele Morandi

Libriamoci prenderà parte ad un bellissimo blog tour organizzato da Intrecci Edizioni e a cui parteciperanno altri quattro blog!
 Il romanzo di cui parleremo nelle prossime settimane, e che vedrà Libriamoci responsabile dell'ultima tappa, è il giallo di Gabriele Morandi, "Come si arriva all'alba" di cui abbiamo già parlato nelle stories di Instagram sulla nostra pagina @Libriamociblog.

L'organizzazione del Tour sarà organizzata e svolta in questo modo:
























Ma di cosa parla questa nuova ed intrigante pubblicazione di Intrecci?

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Descrizione

Mentre è alla ricerca di una storia da raccontare, il disordinato scrittore Thelonius Fante, riceve una busta con la foto di un rudere, del denaro e una mappa dov’è segnato un villaggio fantasma. Da quei pochi elementi ricostruisce l’oscura vicenda di Stella Dal Fiume, una bambina incapace di parlare e camminare, scomparsa una notte in un incidente dove morirono i genitori e che riapparve dieci anni dopo perfettamente guarita. Un evento strano e forse un miracolo, reso ancor più misterioso una volta saputo che poco dopo la sua riapparizione, Stella venne trovata senza vita in un bosco. Addentrarsi nella vita di Stella sarà per Thelonius un’esperienza pericolosa, dato che troppi enigmi sono legati alla ragazzina. Cosa accadde realmente la notte dell’incidente? Chi o cosa guarì la bambina, chi l’ha uccisa, e se Stella era sola al mondo e nessuno nel suo paese, ormai scomparso, conosce o vuole ricordare la sua storia, chi ha inviato la busta a Thelonius?
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GABRIELE MORANDI, nato a Firenze nel 1967, con Robin Edizioni ha pubblicato la raccolta di racconti Forse vendicammo Hammer (2005), e i romanzi Il migliore dei mostri possibili (2008), Misericordia di vendetta (2010), Nero dei Lontanmorti (2011), Confessioni di vampiro a progetto (2012), e con Istos Edizioni L’abisso del cielo (2016). Ha vinto quattro premi letterari, ha scritto e diretto anche la pièce teatrale Andreas e la versione teatrale e radiofonica de Il Migliore dei Mostri possibili. Si occupa di multiculturalità e accessibilità per le Gallerie degli Uffizi di Firenze.

Quindi non perdete il tour, continuate a seguire Intrecci a cui sapete siamo molto legati e ci vediamo a Novembre con la recensione...

Stay Tuned

mercoledì 11 ottobre 2017

Recensione "Nanga Parbat" di Gian Luca Gasca - Alpine Studio -

Nanga Parbat
Gian Luca Gasca

Le montagne sono le grandi cattedrali della terra, con i loro portali di roccia, i mosaici di nubi, i cori dei torrenti, gli altari di neve, le volte di porpora scintillanti di stelle.
(John Ruskin)

Formato: Copertina flessibile
Pagine: 154
Genere: Racconti alpinismo
EditoreAlpine Studio



Giudizio Sintetico


8126 metri, situata nel Kashmir, terra di confini e scontri storici ma culla di una vetta che sa essere meta di gioie e esperienze estreme ma anche prigione naturali di vite, visto l'alto tasso di mortalità di chi ha provato a raggiungerne la vetta.
Nona montagna più alta della terra e montagna leggendaria per tutti i tentativi di ascensione che hanno visto calpestata quella neve e infranto il silenzio che domina ogni metro calpestato.

Proprio dalle informazioni che tutti dovrebbero conoscere, prima di affrontare la lettura di questo libro. Gian Luca Gasca ci regala un'infarinatura preziosa di storia, geografia, politica e importanti informazioni sulle condizioni atmosferiche e meteo che caratterizzano questa vetta.

Il libro di Gasca, edito Alpine Studio, ci permette di unire il racconto di un sogno comune ad esperienze uniche e spesso tragiche.
Perchè non solo tentativi riusciti e boati di gioia accompagnano queste pagine ma anche spaventosi tentativi falliti nel peggiore dei modi.
Si passa dalla delusione e dal dispiacere di chi non è sopravvissuto al Nanga Barbat, all'esultanza nell'epilogo di chi è riuscito nell'impresa.
Vite di alpini, avventurieri, scalatori, uomini e donne raccontate in una danza di desideri con la faccia rivolta verso l'alto, dove la resistenza non è tutto, dove la determinazione e l'amore per il "mondo verticale" portano ad affrontare tutto ciò che non sembra possibile.

Apre i racconti Albert Mummery, colui che, in anticipo su tutti, provò a scalare la montagna assassina divenendo leggendario non per la riuscita dell'impresa ma per la strada che aprì con il suo tentativo.
Negli anni 30 fu la volta dei tedeschi che, come le altre nazioni europee, sentivano la necessità di primeggiare nella scalata di una montagna così importante; fu così che il Nanga Parbat divenne la "montagna dei tedeschi".
Il primo a riuscire nell'impresa, la sua scalata solitaria, le vie aperte da chi ci tentò per un secolo, la drammatica ma avvincente storia di Reinhold Messner e di suo fratello, le donne che riuscirono in un'impresa così erroneamente legata al mondo degli uomini, le discese con gli sci, l'esperienza unica e mozzafiato Tomaz Humar e tante, tantissime altre esperienze che si vivono, grazie alla capacità narrativa dell'autore, come in prima persona.

Quello che più mi ha colpito di queste pagine è la passione con cui le ho lette, un genere che non credevo mi potesse appartenere così tanto conoscendo solo basi instabili.
Avventure e storie che sembrano uscite dai migliori romanzi di suspance che invece riflettono le vite fragili di persone che, attraverso sacrifici e difficoltà estreme, hanno sfidato e conquistato i punti più estremi della terra.
Una realtà, quella legata alla fragilità delle vite degli alpini, che mi ha colpita profondamente, soprattutto perchè molti sono scomparsi in altre spedizioni, magari lontani dal Nanga Parbat.
Ciò che colpisce è la necessità di sfidare la montagna per la sensazione e l'irripetibile gioia di toccarne la vetta.



Gian Luca Gasca
Classe 1991. Viandante e appassionato ricercatore della cultura di montagna nonché della storia dell’alpinismo. Amico di Roberto Mantovani, storico di alpinismo di lungo corso, ne segue i consigli fin dal suo primo lavoro specializzandosi sempre più come “reporter di montagna”. Autore de “54 giorni nel cuore delle Alpi” (Fusta, 2016).

Sito personale dell'autore:
https://montagnedigitali.wordpress.com/chi-sono/



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lunedì 9 ottobre 2017

Recensione "Gli anni del nostro incanto" di Giuseppe Lupo




Gli anni del nostro incanto
Giuseppe Lupo

Formato: Copertina flessibile
Pagine: 156
Genere: Racconti
EditoreMarsilio


Giudizio Sintetico



Negli anni dei detersivi e del Carosello, in un'Italia toccata dal miracolo, dal boom economico capace di proiettare le persone nel futuro, spettatori di novità assolute quali la Vespa prima e la 500 poi, i vestiti colorati, i capelli cotonati, scarpe di pelle e occhiali dalle forme più strane, conosciamo la famiglia protagonista di questo libro.
Li vediamo nel decimo anniversario di matrimonio dei genitori, immortalati a bordo della Vespa con il figlio maggiore Bartolomeo davanti al padre e la figlia minore Vittoria in braccio alla mamma.
Stanno andando al Bar Motta in centro a Milano , in  una domenica di Aprile che, vent'anni dopo, la mamma di Vittoria non ricorda più, dimenticata insieme al resto della vita familiare di cui, l'ormai adulta figlia, si trova a narrare per provare a sbloccare il meccanismo di amnesia che ha cancellato, come un colpo di spugna, la memoria della madre.
In un'estate dominata dai campionati mondiali di calcio in Spagna, all'interno di un ospedale milanese, Vittoria inizia il racconto della sua famiglia, partendo proprio da quella foto colpevole di aver cancellato la vita di un'intera famiglia.
A Milano, all'alfabeto delle sue periferie, all'incanto delle sue luci
Il romanzo di Giuseppe Lupo è un piccolo forziere dalla serratura debole, capace di contenere ricordi di una Milano e di un'Italia passata e il grande cambiamento della mentalità di quegli italiani che hanno visto migliorare e trasformare il modo di essere e di apparire.
Un forziere dall'apertura semplice ma in grado di contenere tesori preziosi che il lettore deve saper cogliere e apprezzare.
La famiglia di Vittoria è travolta dal cambiamento e si sentono, spesso alternati, sentimenti di nostalgia rispetto alla giovinezza dei genitori, i balli sui navigli, il romanticismo, i nomignoli, la nascita dei figli, nei confronti del presente, anni di duro lavoro ma di grandi soddisfazioni economiche, viaggi al paese d'origine per raccontare la ricchezza di Milano e dei suoi abitanti, il divario delle mentalità e la voglia di sottolineare la riuscita dell'impresa del trasferimento giustificata dalle grandi soddisfazioni.
L'infanzia di Vittoria è colorata e attraversata da tutti i fatti inerenti alla sua famiglia, da una madre indipendente e lavoratrice, restia ad immortalare momenti importanti della famiglia in fotografie, un padre desideroso di dare il meglio di se stesso per sé e per la sua famiglia, incapace però di esternare i sentimenti e dare valore ad essi, dettaglio di un grande cambiamento rispetto alla generazione dei genitori passati dove il rispetto imponeva la totale mancanza di affetto ed effusioni.

Un figlio, il maggiore, che attraversa gli anni settanta e quella prima scissione importante tra i genitori, rinforzati dal boom e dal miracolo che sentono proprio, e i figli che sentono il peso di una prima crisi generazionale mondiale, il terrorismo e la disoccupazione.
Lo sfondo di Milano che vede prima i navigli e Piazza Duomo come ritrovo per le famiglie e poi l'attentato di piazza Fontana e le conseguenze derivate.
La Milano del miracolo e la Milano del terrore.
Una famiglia stabilitasi a Lambrate, lontana dal centro città come a sottolineare che la meta non è stata del tutto raggiunta.

Un libro prezioso per chi ha vissuto quegli anni e vuole accarezzarne il ricordo, apprezzabile dalla mia generazione assente che può provare ad immaginare i vissuti di nonni e genitori e capirne dinamiche e variabili.
Il rapporto tra genitori e figli, il peso della generazione dei figli succeduta ai genitori protagonisti di un grande boom e delle influenze internazionali sulla moda e lo stile di vita, il consumismo, il trasferimento dalla campagna alla città, dal sud al nord e tantissime sfumature che il lettore deve cogliere e apprezzare.
La bellezza di queste pagine è rappresentata dai dettagli sottili ed eleganti legati alla città e alla vita dei protagonisti, i richiami storici che si fondono con le vite, tanto da rendere superflui quei numeri  degli anni che si ritrovano nei fatti storici e nei soprannomi (atomico e sovietico).
Facilità di lettura unita ad una narrazione che unisce il ricordo e la riflessione, un finale aperto come volesse suggerire che la vita non finisce con la storia del singolo e la memoria continua nelle vite di chi resta.

Una nota doverosa deve essere fatta per la puntualità e l'inserimento perfetto nel contesto di canzoni, prodotti nuovi, cambi di accessori, viaggi, nomi...tutti i dettagli storici capaci di completare un quadro già perfetto.


Giuseppe Lupo è nato in Lucania (Atella, 1963) e vive in Lombardia, dove insegna letteratura italiana contemporanea presso l'Università Cattolica di Milano e Brescia. Per Marsilio ha pubblicato L'americano di Celenne (2000; Premio Giuseppe Berto, Premio Mondello, Prix du premier roman), Ballo ad Agropinto (2004), La carovana Zanardelli (2008; Premio Grinzane Cavour-Fondazione Carical, Premio Carlo Levi), L'ultima sposa di Palmira (2011; Premio Selezione Campiello, Premio Vittorini), Viaggiatori di nuvole (2013; Premio Giuseppe Dessì; tradotto in Ungheria), Atlante immaginario (2014) e L'albero di stanze (2015; Premio Alassio-Centolibri, Premio Frontino-Montefeltro, Premio Palmi). È autore di numerosi saggi e collabora alle pagine culturali del «Sole 24 Ore» e di «Avvenire»

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martedì 3 ottobre 2017

Recensione di "Dammi tutto il tuo male" di Matteo Ferrario - Harper Collins Italia

Dammi tutto il tuo male
Matteo Ferrario

Formato: Copertina rigida
Pagine: 281
Genere: Romanzo


Giudizio sintetico


"Dammi tutto il tuo male" è uno di quei romanzi che stravolgono completamente l'idea iniziale sul genere e tipo di lettura che si sta per affrontare.
Libera da opinioni e informazioni che potessero condizionare la lettura, mi sono lasciata trasportare in questo viaggio dove Andrea, il protagonista, racconta la "sua" verità, i passaggi e il percorso che, da ragazzo perbene e dal carattere schivo, l'hanno portato a diventare un assassino.

“Sono un padre e un assassino”
Cosa saremmo in grado di fare per proteggere chi amiamo? Dove è tratteggiata la linea da non superare per compromettere la nostra vita e passare dalla parte del "male"?
Un male che, una volta compiuto, si impossessa di Andrea, lo porta a riflettere e ripercorrere la sua vita, dall'infanzia con i suoi genitori, la malattia della mamma, l'incontro e la storia travagliata con Barbara e il brutale omicidio.
Una difesa senza giustificazioni, una razionale analisi delle motivazioni che hanno attivato l'interruttore della rabbia, una valutazione che Andrea sembra compiere solo per se stesso, per attenuare la battaglia con la coscienza che lo vede dividersi tra la figura di ottimo padre per la sua bimba Viola, e l'assassino in una notte dove la rabbia ha oscurato qualsiasi freno.
Il racconto di Andrea riesce a dividersi in più parti, nella prima si percepisce e assapora la volontà di crescere una bambina da solo, con le paure e le insicurezze tipiche dei genitori alle prese con il primo figlio, si condivide la difficoltà nel rispondere a certe domande e affrontare determinate situazioni ma ci si commuove di fronte ad un padre che vuole creare un'immagine pura e dolce di una mamma assente.
La parte centrale del romanzo permette di dividere il passato e il presente unendo piccoli tasselli che iniziano a dare un senso all'intera narrazione e ci si rende conto di essersi affezionati ad Andrea, pur non sapendo ancora quale crimine e con quale violenza lo abbia commesso.
Questo lascia il lettore sospeso in attesa di sviluppi che non tardano ad arrivare, nella parte finale, attraverso atti e gesti che riescono a indirizzare il lettore dalla parte del "male", spalla di quell'Andrea assassino che forse, un pochino, riusciamo a giustificare.
Una parte capace, se analizzata con la giusta attenzione, di far vacillare la certezza che crediamo di governare, di ciò che è bene e male, di ciò che può essere perdonato e quello che deve solo essere un percorso di giustizia.
Quindi, quanto può essere sottile questa linea di accettazione del male?
Le sfide di questo romanzo, scritto in modo perfetto e dalla grande capacità dell'autore di sconvolgere le carte della narrazione in modo elegante e quasi ineccepibile, sono molteplici.
Le due che credo siano le più importanti e che possono essere seme di riflessioni del lettore, vengono rappresentate da quell'asticella che Matteo Ferrario ci consegna e che ci chiede di inserire al livello di separazione tra bene e male, tra male ingiustificabile e non, tra ciò che è giustizia morale e ciò che viene rappresentato dalla giustizia giuridica.
Un'asticella che vedrete salire sempre più, riflettendo sul fatto che siamo uomini schiavi del giudizio facile  e governati dalla certezza che "non succederà mai a me"....sicuri?
La seconda sfida è quella di riuscire a leggere attentamente ogni passaggio, analizzando la profondità dei pensieri e i collegamenti che uniscono il passato personale di Andrea al presente di uomo e padre.
Un padre amorevole e premuroso o un assassino crudele e spietato?
Decidete voi...io non ho dubbi!

Un romanzo misterioso ed enigmatico che si legge lentamente, non per pesantezza, ma per necessità di analizzare e capire dove la storia del padre amorevole si unisce a quella dell'assassino.
Una lettura intensa e carica di mistero che scorre senza grandi stravolgimenti ma che riesce a "illudere" il lettore di conoscere già tutti i punti fissi della storia.
Consigliato perchè capace di unire dolcezza e brutalità, riflessioni e una grande capacità di scrittura analizzabile e giudicabile solo alla fine dell'ultima pagina.




Matteo Ferrario è nato nel 1975. Architetto, giornalista e traduttore. Ha scritto due romanzi: Buia (2014) e Il mostro dell’hinterland (2015).



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giovedì 28 settembre 2017

Review Party "La congiura dei monaci maledetti" di Carmelo Nicolosi De Luca

Review Party
La congiura dei monaci maledetti
Carmelo Nicolosi De Luca

Formato: Copertina rigida
Pagine: 372
Genere: Thriller 


Giudizio sintetico


Il 23 Maggio 1498 Girolamo Savonarola venne arso al rogo in Piazza della Signoria a Firenze per aver criticato la diffusione di corruzione e decadenza all'interno della Chiesa, soprattutto durante il pontificato di Alessandro VI, alias Rodrigo Borgia , deciso ad eliminarlo in accordo con i Medici, signori di Firenze, anch'essi malvisti dal frate domenicano.
Proprio quel 23 Maggio Savonarola venne torturato e brutalmente ucciso per impiccagione e poi arso al rogo, insieme a due fidati servitori.
Questa brutalità non venne mai dimenticata, soprattutto da coloro che appoggiarono e difesero strenuamente l'opera di Savonarola, i frateschi e che, ancora oggi, si tramandano di padre in figlio la missione di ricordare e vendicare la brutalità e la successiva omertà della Chiesa...

Palermo, un libraio specializzato in testi antichi viene trovato morto, ucciso da uno strano pugnale caratterizzato da una croce rossa, risalente alla fine del 1400.
Le indagini della squadra mobile di Palermo si intersecano con le ricerche giornalistiche di Sergio Nato, giovane e spigliato reporter catturato dalla enigmatica situazione che ruota attorno alla morte del Libraio Scandurra.
Qualche giorno dopo a Firenze viene trovato morto un collezionista ed esperto di libri antichi, anch'esso trafitto da un pugnale identico a quello utilizzato per uccidere Scandurra.
Sullo sfondo delle indagini si fa strada un'enigmatica teoria, una misteriosa setta sembra voler recuperare qualcosa che ha unito due città così distanti e due uomini così simili.
Quale mistero si cela dietro questi omicidi? Quale ruolo ha Girolamo Savonarola in tutto questo?
In una dimora antica, un personaggio dal sangue blu impartisce ordini, finalmente la missione della sua famiglia sta giungendo al termine, bisogna eliminare gli ostacoli, di qualunque natura essi siano e  completare la vendetta nei confronti della Chiesa.
Si troveranno così a dover collaborare la polizia di Palermo e Firenze, la questura di Roma , Città del Vaticano e Sergio Nato, il giornalista coraggioso sfiorato da un'unica incognita: chi o cosa era quel monaco visto la sera dell'omicidio Scandurra fuori dal Pantheon di Palermo?

Un thriller storico coinvolgente, completo e affascinante dove, attraverso serrate indagini e misteri svelati, si scoprono dettagli di una storia drammatica quanto avvincente, quella di Girolamo Savonarola, originale spunto per un romanzo che unisce passato e presente in misteriose connessioni di vendetta e sete di potere.
Troviamo così associati omicidi frutto di ricerche senza pietà di un passato da riportare a galla e interessi personali di membri di una setta che, a differenza di colui che l'ha ispirata, non nutre risentimento, uccide e lucra anche attraverso opere benefiche necessarie a "coprire" i loschi interessi economici.
Una storia di corruzione passata che incontra la corruzione dei nostri giorni, vittime passate che mal si accostano ai cattivi propositi del presente, una lotta al malcostume condotta da persone disoneste.
Un thriller che capace di unire diverse tematiche dal filo conduttore della storia, della religione e dei "gangster in cravatta" dei giorni nostri.
Un'indagine che si segue passo per passo, svelando dettagli che si scoprono lentamente insieme ai protagonisti, un'unione di personalità capaci di avere un ruolo individuale in una squadra infallibile.
Una corsa contro il tempo che non permette al lettore di staccarsi dalle pagine, misteri fitti che, risolvendosi, ne creano di nuovi.
Una trama originale, una velocità di lettura direttamente proporzionale al fascino della storia narrata, suspance e misteri che coinvolgono e rappresentano una grande tecnica dell'autore capace di non far calare mai l'attenzione nei confronti della sua riuscitissima opera.


Carmelo Nicolosi De Luca


È nato a Catania, ma vive a Palermo, dove scrive per il «Giornale di Sicilia». Ha lavorato 23 anni per il «Corriere della Sera». Ha curato inchieste e servizi da Europa, Asia, Africa, Medio Oriente, Sudafrica, Americhe, intervistando molti personaggi che hanno fatto la storia mondiale, tra cui Nelson Mandela. Si è dedicato solo al giornalismo fino a pochi anni fa, quando è ritornato alla vecchia passione di scrittore, pubblicando L’Italia degli inganni. Il genere che preferisce, però, è il thriller. L’autore è stato insignito, nella sua carriera, di numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.

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In uscita oggi...da non perdere!!

mercoledì 27 settembre 2017

Recensione "Ci vediamo un giorno di questi" di Federica Bosco - Garzanti Libri

Ci vediamo un giorno di questi
Federica Bosco

Formato: Copertina rigida
Pagine: 310
Genere: Romanzo 
EditoreGarzanti Libri


Giudizio Sintetico


Non tutti hanno la fortuna di condividere la propria vita con un amico o un'amica che ha vissuto, insieme a noi, ogni evento dall'infanzia all'età adulta.
Non tutti possono crescere, maturare, innamorarsi, soffrire, gioire e confidarsi con la stessa persona da sempre.
Chi ha avuto questa opportunità però, non può perdersi troppo nella dolcezza dei ricordi, di quegli anni dai capelli vaporosi e musica nelle orecchie, orecchini a cerchio e trucco dai colori accesi.
Ad un certo punto la vita passa al livello successivo, le amicizie devono sopravvivere o soccombere, sono chiamate a tenere il passo con le problematiche e i doveri dei "grandi", devono saper essere solide e indistruttibili anche nella quotidianità e nelle problematiche dell'età adulta.

Il 18 Aprile 1987 Caterina e Ludovica segnano l'inizio ufficiale di un'amicizia che unisce due caratteri diversi, la prima forte e determinata, la seconda insicura e bisognosa di una guida, necessari al completamento di loro stesse, si prendono per mano e affrontano la vita e tutto ciò che ne deriva, la fine della scuola, il lavoro, le famiglie poco presenti e la maturità.
Proprio l'incapacità di Cate di maturare, le porterà a dividersi prima e ritrovarsi poi, a fare le "mamme", unite e cresciute, uno spartiacque necessario ad affrontare il primo gradino della scala dell'amicizia in età adulta.
Una scala, quella della vita, capace di allontanare, dividere, provare a smembrare quella che ormai è un'anima sola.
Tra Ludo e Cate si inseriranno nella storia variabili impreviste, amori morbosi e malati, tentativi di raggiri, difficoltà sul lavoro e uomini dimenticati.
Ludo, dal carattere fragile e insicuro sarà vittima e salvatrice, Cate diventerà protagonista della sfida più grande e la famiglia di Ludovica, prima con i silenzi e poi con i fatti, entrerà prepotentemente nella storia a sottolineare quando amicizia e famiglia siano necessari nelle sfide quotidiane.

"Ci vediamo un giorno di questi" è il primo romanzo di Federica Bosco che leggo, una storia che credevo lineare, capace di giostrare un ritmo mai crescente nella prima parte, in grado di pormi di fronte al dubbio di fermarmi per l'incapacità di sopportare un personaggio e le sue violenze.
Come il sole, che si fa spazio tra le nuvole dopo un temporale, Federica Bosco è stata capace di stravolgere la storia donandole un ritmo veloce e sostenuto, inserendo "carichi da 90" nella narrazione, capaci in altri casi di rendere banale e troppo forzata una storia che, in questo caso, è semplicemente perfetta.
Si alternano gioie e dolori, rabbia e pace, serenità e frustrazione, alti e bassi che continuano ad alternarsi come onde di quel mare, che fa da sfondo a tutta la storia, ambientata in Liguria.
Una narrazione veloce e spigliata, una storia raccontata come in un diario da Ludovica dove i dialoghi sono freschi e concreti, adatti a tutte le sfumature che la storia acquisisce.
I temi affrontati sono tanti e dai molteplici gradi di difficoltà ma, in ognuno di essi, l'autrice inserisce luci e ombre e si alternano, per il lettore, pagine di risate e di lacrime in una danza coinvolgente e sconvolgente.
Un libro completo, piacevole, profondo e complesso capace di far riflettere sulla famiglia e sulle amicizie, sul valore della sincerità e della determinazione che, in un'amicizia vera, non può e non deve andare a pari passo con l'egoismo ma con la completa "fusione" delle anime.

.... e se vi dicessi che ci vedrei bene un film?

FEDERICA
BOSCO





Federica Bosco, scrittrice e sceneggiatrice, ha al suo attivo una ricca produzione di romanzi e vari manuali di self-help. È stata finalista al premio Bancarella 2012 e il suo romanzo Pazze di me è diventato un film diretto da Fausto Brizzi.


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giovedì 21 settembre 2017

Review Party "Il guerriero del mare" di Giulio Castelli - Newton Compton Editori

Review Party da oggi, 21 Settembre 2017, in libreria!

Il guerriero del mare
Giulio Castelli

Formato: Copertina rigida
Pagine: 571
Genere: Romanzo storico



Giudizio sintetico





Un conto è studiare le guerre Puniche a scuola, un altro poterci "entrare" e viverle in prima persona attraverso le parole e il racconto della vita di Gaio Lutazio Catulo.
Scoprire così come vivevano i romani della Repubblica, quali usi e costumi si presentavano di fronte ad un viaggiatore lontano, quali nomi e parole sentiamo ancora oggi pronunciare, magari con un significato diverso ma soprattutto quale importanza poteva avere la famiglia d'origine, il fato, l'ingegno e il dio denaro.
Tra guerre, interessi personali, amanti, scontri familiari, déi e nemici, questo romanzo è il perfetto racconto delle nostre radici e della grande lotta per il dominio della Repubblica Romana.

Il romanzo inizia nel 281 a.c., Gaio Lutazio Catulo ha dieci anni e vive con la famiglia appartenete al ceto ricco ma ancora fedele alle buone maniere.
Proprio per questa benevolenza e per lo spirito compassionevole del padre di Gaio, una famiglia facoltosa come quella dei Claudi diventa ostile ai Lutazi perchè vede ostacolato il diritto di lucrare sulle sofferenze degli altri.
Questa strada inaspettata che prende la vita di Gaio e circostanze sfavorevoli, lo portano prima a Cartagine e poi a stringere amicizia con l'anziano della famiglia dei Claudi che sarà prezioso alla formazione personale e politica del ragazzo.
Attraverso la narrazione dello stesso Catulo si ha la possibilità di seguire tutti gli avvenimenti storici che portarono alla guerra con Pirro prima, dove fecero la comparsa in Italia gli elefanti, e alla prima guerra Punica  poi, dove l'ingegno nella costruzione della flotta navale sarà decisivo.
Proprio nella prima guerra punica Gaio Lutazio si distinguerà, e questo gli permetterà di passare alla storia.
In guerra prezioso e decisivo, in patria eroe.
Ma basta il decoro militare ad una vita tranquilla a Roma?
No, infatti la vita cittadina non sarà meno impegnativa di quella sul campo.
Non saranno solo i conflitti familiari a destare preoccupazioni ma anche il matrimonio infelice, l'amore desiderato e impossibile, le congiure, i tradimenti, le amicizie e l'apprensione per tutto ciò che seguirà decisioni politiche e consolari.
Insomma, attraverso il racconto di Gaio Lutazio Catulo, si ha la possibilità di conoscere, scoprire e "vedere" da vicino la vita e tutto ciò che ruota attorno alla "grande Roma".

E' difficile non rimanere affascinati e meravigliati quando si ha di fronte uno scritto così curato, studiato e coinvolgente.
La documentazione e i dettagli architettonici, culturali,  e riguardanti usanze, linguaggio, armi, strategie e vita cittadina, sono il primo merito che deve essere riconosciuto a Giulio Castelli.
L'autore, grande studioso e scrittore di storia tardoantica e medievale, ci dona dettagli utili a capire molto della citta divenuta centro del mondo per secoli.
Un grande romanzo storico, capace di coinvolgere il lettore nella vita di un cittadino romano, meravigliarsi con lui, impaurirsi, rimanere affascinati dall'imponenza nelle descrizioni del faro di Alessandria, inorridire di fronte alle crudeltà della guerra e parteggiare per smascherare i brogli della Repubblica.
Una capacità narrativa capace di racchiudere la vita di una persona, non un lavoro facile ma riuscito perfettamente grazie anche al racconto in prima persona che intensifica fantasia e interesse del lettore.
La completezza storica viene resa curiosa affascinante grazie agli spaccati descritti di vita pubblica dei personaggi, dai sotterfugi e tutto ciò che ne consegue.
La parte centrale, relativa alla guerra in Sicilia contro Cartagine e la conseguente supremazia navale è forse quella che necessita più impegno e concentrazione, ma che aiuta a comprendere fino in fondo i fatti storici per l'intensità del racconto, gli scambi e i tentativi di pace.
Un'ulteriore nota positiva va riservata al glossario dei termini antichi che si trova nella prima parte del libro, utile a comprendere terminologia comune e nomi di città e popoli.
Sapevate per esempio cosa sono le calende o a cosa corrisponde  l'ora dodicesima?  Cosa fosse la "pietra nera"? La composizione delle domus?

Insomma, questo romanzo è un'ottima occasione per capire, conoscere e arricchire noi stessi con la capacità dell'autore di coinvolgere come nei migliori film di avventura o nelle serie tv di successo.
Un romanzo che è il completamento di se stesso che si chiude con la parte iniziale, capace di incuriosire su ciò che sarà, sull'ascesa di Annibale Barca, il "più grande generale dell'antichità".




Giulio Castelli

Narratore, saggista e giornalista professionista, è studioso di storia tardoantica e medievale. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo il romanzo Il fascistibile, il pamphlet Il Leviatano negligente, i saggi Potere e inefficienza in Italia e Il Piccolo dizionario 2005. Con la Newton Compton ha pubblicato ImperatorGli ultimi fuochi dell’impero romano476 A.D. L’ultimo imperatore; Il diario segreto di Marco AurelioL’imperatore guerriero, La battaglia sulla montagna di Dio e Il guerriero del mare.





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